Napoli, la storia dei suoi Stadi

Quando si pensa al club calcio Napoli e ai suoi duelli calcistici viene subito alla mente il suo attuale stadio: il San Paolo. Ma il Napoli, la squadra della città partenopea, prima di approdare al San Paolo ha visto i suoi giocatori affrontare gli avversari su diversi campi, rettangoli che hanno avuto rilevante importanza nella crescita della squadra e dell’amore dei suoi tifosi.

Cominciamo con il dire che la prima squadra calcio della città esisteva prima del 1926, era il “Naples Cricket and Football club” fondata nei primi anni del ‘900 da un imprenditore inglese che lavora in città. Quel primo Napoli giocava le sue partite in stadi di fortuna, chiamare stadi quelle strutture è anche troppo. Tra i primi campi di questa squadra ci sono il “Campo di Marte” in zona Capodichino dove ora c’è l’aeroporto e il “Mandracchio” nei pressi del porto, ma in quegli anni i napoletani non erano ancora attratti da questo sport, non seguivano le partite e queste strutture era più che sufficienti ad accogliere i primi spettatori.

Nei primi decenni del secolo scorso cominciano a nascere molte altre strutture sportive dove le squadre calcio della città poteva giocare le loro partite. In questi anni si inaugurano, quindi, vari stadi il primissimo è quello di via Campegna, proprio dietro all’attuale stazione di “Campi Flegrei”, non distante dal terreno in cui oggi sorge il San Paolo, a voler essere chiari non era un vero e proprio stadio ma solo un campo sportivo. Ad Agnano, sempre negli stessi anni, nell’area dell’ippodromo nasce il primo complesso dedicato solo al calcio, con la nuova struttura si cerca anche di istituire la regola che prevede il pagamento dei biglietti, fino a quel momento per assistere alle partite non bisognava pagare, ma la cosa non ebbe molto successo. Sempre in quel tempo c’era il “Vittorio Emanuele III” questo stadio era posto negli spazi adiacenti del poligono di tiro, ma ben presto venne abbandonato perché il terreno era sabbioso e risultava troppo difficile il gioco. Ma è proprio in questo campo che si comincia a pagare il biglietto, è in questo momento che i napoletani si cominciano ad interessare a questo gioco, oggi su questo territorio sono sorti ville e condomini di lusso.

Finita la preistoria del calcio partenopeo nel 1926 si dà il via alla nuova era, è in questo anno che nasce il club Napoli che conosciamo oggi, a fondare la società è Giorgio Ascarelli. A questa nuova squadra serviva una casa, Ascarelli decide di occupare un campo sportivo nell’area dell’”Arenaccia” e di apportargli alcune modifiche per renderlo un vero e proprio stadio. Ma la struttura è di proprietà del comune, zona militare che l’esercizio aveva usato durante la guerra come deposito. Ascarelli e il suo intento di fornire alla sua squadra una struttura dove giocare vengono sommersi da denunce e polemiche, al punto che il padre del club napoletano abbandona la struttura e decide di costruire, interamente, di tasca propria la casa per la sua squadra.

Nell’agosto del 1929 si dà così il via alla costruzione dello stadio “Vesuvio”. La costruzione fu terminata in soli sei mesi e nel febbraio del 1930 veniva inaugurato, nel rione “Luttazzi”, il primo e ad oggi l’unico stadio si proprietà del Napoli, dopo poco Ascarelli muore per un infarto e lo stato fu intitolato alla sua memoria. La struttura nata dalla voglia di ispirarsi ai grandi club europei che erano proprietari dello stadio della propria squadra non ha goduto di grande fortuna. Nel ’33 comincia ad essere ristrutturato in vista dei mondiali italiani del 1934, e il suo nome diviene “Stadio Partenopeo”, essendo Ascarelli un ebreo negli anni del regime lo stadio non poteva continuare a esibire il suo nome. Nel 1942 durante un bombardamento lo stadio fu raso al suolo, negli anni successivi alla guerra questo spazio divenne contenitore delle macerie dei palazzi circostanti, anche essi colpiti durante la guerra. In seguito, quel poco che era rimasto del glorioso stadio venne occupato da parte di molti senzatetto della zona, che ridussero l’impianto ad un rudere irrecuperabile. L’unica soluzione per questa struttura era ormai la totale demolizione. L’unico indizio della sua esistenza resta un rione di case della zona chiamato appunto “Rione Ascarelli”.

Da dopo la guerra fino agli anni Sessanta sono gli anni dello stadio “Collona”, unico stadio rimasto in città, che diventa casa del club partenopeo per quasi 15 anni. Anni buoi per il Napoli, durante una partita del 1946 l’esultanza dei tifosi fa crollare una parte di una delle curve, molti i feriti ma per fortuna nessuno perse la vita. Al “Collana” il Napoli giocherà fino all’inaugurazione del “San Paolo”.

Dal 1959 il San Paolo è lo stadio di Napoli. Con il Meazza di Milano e l’Olimpico di Roma si è per molto tempo conteso il primato di stadio più grande d’Italia. Situato nel quartiere Fuorigrotta ha visto crescere la squadra fino ai suoi trionfi degli anni ’80. Per il Napoli è lo stadio dei record, è su questo campo di gioco che nel 1987 festeggia il suo primo scudetto, è su questo rettangolo che si ammirano le maestose giocate di Maradona, è sempre su questo terreno di gioco che si è raggiunti il record di spettatori paganti in un “Napoli-Perugia” del 21 ottobre 1979 con 89.992 taglianti staccati. In vista dei mondiali di calcio del 1990 venne ristrutturato adeguandolo alle norme di sicurezza richieste dalla FIFA, durante questa ristrutturazione lo stadio vide la costruzione di una pista di atletica leggera a 8 corsie, tre palestre polifunzionali, una palestra di pugilato, una palestra di fitness e una palestra di lotta libera e arti marziali orientali, che trasformarono il San Paolo nel principale impianto polisportivo della città.